Remo Ceserani

Intervista a cura di Federico Storni

Remo Ceserani è stato professore di letterature comparate in varie università di tutto il mondo, spesso in qualità di professore ospite. Si ricordino in particolare i lunghi periodi a Pisa e, più recentemente, a Bologna. Ceserani è inoltre autori di numerosi lavori riguardanti la teoria letteraria e la critica tematica, fra i quali Raccontare il postmoderno (1999) e Il materiale e l'immaginario (1978, con Lidia De Federicis), opera in dieci volume con intento didattico. Dal semestre autunnale 2007 Ceserani è professore ospite al Politecnico di Zurigo, dove ha proposto il corso Il postmoderno in Italia.

Professor Ceserani, che aspettative aveva per la sua avventura zurighese?

Innanzitutto premetto che mi sentii onorato dell'invito. Detto questo, non sapevo bene cosa aspettarmi, ma ora penso di averlo capito. Lo studio dell'italiano, nella sua accezione classica, al Politecnico di Zurigo era in difficoltà perché il tipo di studente del Politecnico ha bisogno, oltre che di leggere i testi della letteratura, di entrare in contatto con la cultura italiana in senso ampio. Mi pare buona l'idea di rilanciare la cattedra legandola non più a un solo professore, permettendo così agli studenti di ascoltare voci diverse e di inserire lo studio della letteratura nel quadro più ampio delle vicende culturali. Arriverà infatti fra breve un nuovo professore di cattedra che avrà il compito di organizzare e coordinare l’insegnamento dei professori ospiti di italiano e di francese. E tra i programmi futuri c’è quello di invitare, oltre che gli studiosi della letteratura italiana, anche dei comparisti (come me), degli scrittori, degli storici dell’arte o della musica, degli intellettuali italiani in senso molto ampio.

Lei ha preso casa a Zurigo. Come trova la città?

La città è straordinaria, soprattutto a livello di offerta culturale, e mi piace moltissimo. Avendo una qualche familiarità con la lingua tedesca ho potuto andare a teatro, al cinema, alle conferenze. E ho scoperto Winterthur, con i suoi splendidi parchi e musei.

Ho notato che il suo corso è frequentato in maggioranza da studenti dell'Università. Come si spiega questo fatto?

Che ci siano meno studenti del Politecnico credo sia ancora un effetto della crisi di cui parlavo prima. In ogni caso il rapporto alla fine è stato abbastanza equilibrato. Dai colloqui di esame ho constatato che sia gli uni sia gli altri hanno seguito con vero interesse. Credo che l'apertura alle più ampie vicende culturali dovrebbe dare lo slancio necessario.

Si ritiene soddisfatto del numero di studenti che frequentano il corso?

Non sapevo cosa aspettarmi, ma direi di sì. Nel corso della mia carriera ho avuto modo di fare lezione a una manciata di studenti così come di trovarmi di fronte a sale stracolme. Tutto sommato immaginavo che qui non ci sarebbe stato il pienone, visto quanto sono impegnati gli studenti del politecnico.

A questo proposito, ritiene che il famoso discorso introduttivo di De Sanctis sia ancora attuale?

Credo di sì, anche se c'è ancora molto da lavorare in questo senso. Per esempio, so che ai tempi fosse usanza zurighese offrire lezioni destinate a tutta la cittadinanza, come accade, per esempio, al Collège de France a Parigi. A tal proposito sarebbe auspicabile che si ricominciasse a fare così anche qui, magari pensando di collaborare con altri enti già attivi sul territorio. Purtroppo non ci sono ancora state occasioni e tempo per organizzare tutto ciò.

Cosa le riserva il futuro?

Per Natale sarò a Stanford, in California, dove mi capita di fare sia il professore sia il nonno. Poi in primavera sarò di nuovo qui, questa volta offrendo un corso sui rapporti tra letteratura e fotografia.