Dottorati

Tesi attualmente in corso:

 

Mara Travella

Per una storia dell’editoria letteraria della Svizzera italiana

Il lavoro di dottorato s’inserisce nel quadro degli studi sull’editoria letteraria, un ambito strettamente legato alla storia della cultura letteraria, sociale, politica di un paese o di una regione.  Lo studio di «imprese editoriali» come Einaudi, Feltrinelli o Mondadori, così come delle personalità che hanno agito al loro interno, ha permesso sempre più di fornire una visione ampia e dettagliata della storia culturale e letteraria italiana. Indagare le evoluzioni del sistema editoriale permette infatti di capire quali sono e quali sono stati i movimenti letterari che hanno attraversato un determinato territorio, a quali comunità di riferimento gli editori si sono rivolti, quale progetto presupponeva la pubblicazione di un autore o di un testo. Si tratta non solo di interrogarsi sul perché un libro è stato pubblicato, ma anche – attraverso archivi, cataloghi, e strumenti affini – su come e con quali modalità un’opera letteraria è stata data alle stampe, abbracciando la sfera che pertiene agli studi critico-filologici sul testo. 
Un discorso analogo può essere applicato al caso svizzero e alle sue regioni. L’attività editoriale del Canton Ticino – se pensiamo ad esperienze di epoca risorgimentale, come quelle della tipografia Elvetica – è stata sempre influenzata dal trovarsi, per sua natura, confrontata con l’orizzonte italiano e con quello elvetico. E con questi a dover entrare in dialogo. Da questo humus sono nate e nascono tutt’oggi diverse iniziative culturali legate all’editoria che hanno conseguenze per la storia letteraria, anche al di là dei propri confini geografici. Innanzitutto il lavoro di ricerca si pone come obbiettivo quello di individuare quali furono le case editrici attive sul territorio ticinese e di delinearne un profilo: se alcuni nomi sono infatti noti (Casagrande, Dadò, Pantarei, …) altre esperienze editoriali sono cadute quasi nell’ oblìo (edizioni La Scuola, edizioni L’Affranchi, …) e non hanno ricevuto (o quasi) attenzione critica. Non esiste, ad oggi, uno studio che affronti la storia dell’editoria ticinese, soprattutto novecentesca, nel suo insieme, che ne definisca tappe, traiettorie, progetti. Si cercherà di chiarire i diversi elementi in gioco nel campo editoriale (riprendendo la terminologia di Bourdieu), di individuare le personalità, le riviste, gli organi culturali, istituzionali o privati, che hanno favorito la diffusione del libro, ma anche di guardare alla materialità dei testi (alle cosiddette ‘soglie’ genettiane) e valutare quali gli intenti degli editori ticinesi nella costruzione di un’edizione. In un suo articolo Fabio Soldini1 – ma non è il solo – sottolineava quanto fosse «ipotizzato e auspicato» un «ampio affresco» della storia editoriale ticinese: si cercherà di dare qui risposta a quell’invito.

1.    Fabio Soldini, Arnoldo Mondadori e il Ticino. Scheda per una storia dell’editoria novecentesca nella Svizzera italiana« «Fogli», 27, 2006, pp. 1-11.

Contatto: mara.travella@uzh.ch

 

Laura Bianchi
Per un’edizione delle Rime di Vittoria Colonna: la princeps alla luce delle stampe cinquecentesche.
La ricca produzione poetica di Vittoria Colonna, stimata poetessa che ha ridefinito i confini della lirica petrarchesca, aprendo la via alla creazione di un Io lirico al femminile, e personaggio storico pienamente inserito nel dibattito culturale e religioso del suo tempo, viene oggi a scontrarsi con una situazione di scarsità, per non dire di inesistenza, di edizioni, commentate o meno: tra le più recenti e complete, è possibile segnalare solo l’edizione critica delle Rime curata da Alan Bullock (1982), per altro non più reperibile sul mercato editoriale e caratterizzata da alcune peculiarità sulle quali sarebbe bene tornare a riflettere, a partire dalla stessa architettura interna, la quale, troppo arbitraria e artificiale, cerca di conformarsi a un ideale di canzoniere petrarchesco che tuttavia non si trova incarnato in nessuno degli esemplari storicamente esistiti. Prendendo le mosse dagli auspici in più parti ravvisati in A Companion to Vittoria Colonna (a cura di Abigail Brundin, Tatiana Crivelli, Maria Serena Sapegno, 2016) e volendo cercare un sentiero alternativo rispetto all’edizione critica di Alan Bullock, questo progetto di ricerca intende concentrarsi sulla tradizione a stampa delle Rime di Vittoria Colonna, indagandone l’evoluzione nei testi cinquecenteschi a partire dalla prima edizione del 1538 (le Rime de la divina Vittoria Colonna marchesa di Pescara, impresse a Parma), con la consapevolezza, nonostante le riserve espresse da Pietro Bembo e la presenza di alcuni componimenti spuri, della sua importanza storica, in quanto prima silloge apparsa a stampa interamente dedicata a una poetessa italiana e, sin da subito, vero e proprio caso editoriale. L’attenta disamina della princeps permetterà di focalizzarsi in particolare su quelle che, recuperando la tripartizione proposta da Alan Bullock, possiamo denominare rime amorose e di accertare così, se non il mosaico nella sua interezza, almeno una tessera della produzione poetica di Vittoria Colonna. Questo permetterà di mettersi in cammino verso una potenziale nuova edizione, che sappia fare tesoro dei nuovi metodi della filologia dei testi a stampa e che sia in grado di rendere efficacemente l’idea del dinamismo dei testi e delle macrostrutture che li accolgono, il tutto tenendo in attenta considerazione ogni tipo di alterazione: della veste linguistica, dell’ordinamento e del canone. Dal momento che la complessità non riguarda solo la tradizione dei 145 componimenti poetici inclusi nella princeps, ma anche il loro contenuto, si considererà anche l’opportunità di elaborare un commento che possa guidare nella lettura e consentire di apprezzare a pieno non solo la coerenza tematica che lega tra loro i testi, ma anche la capacità inventiva di Vittoria Colonna, poetessa che si mette in dialogo con una ben consolidata tradizione, ma che al contempo si avvia alla creazione di un linguaggio nuovo e personale.  

Contatto: laura.bianchi3@uzh.ch

 

Gianna Conrad

L’altro (da) sé: riflessioni sull’animalità e l’ambiguo confine dell’umano negli scritti di Giacomo Leopardi
Fra gli autori che anticipano il Novecento e i cui testi fungono da testimonianze di un profondo interesse per il non-umano (vegetale e animale) s’inserisce lo scrittore e il pensatore Giacomo Leopardi. Il motivo per il quale il pensiero di Leopardi si dimostra essere un punto di partenza privilegiato per affrontare questo argomento è che egli occupa una posizione liminale tra l’Illuminismo e il Romanticismo. Si situa infatti nel tardo Sette e inizio Ottocento il momento in cui l’uomo vitruviano – bianco, maschio e modello anatomico dell’umano perfetto –, che è stato un simbolo peculiare e costante di tutta l’evoluzione della società occidentale fin dai tempi dell’Umanesimo e del Rinascimento, comincia ad essere ripensato e/o messo in discussione. Leopardi assorbe, analizza ed elabora questa transizione culturale in una sintesi eccezionalmente moderna, che fa di lui, nel canone della letteratura italiana, il primo prepotente interprete dell’altro, inteso anche come creatura non-umana. In epoca postmoderna, d’altronde, il non-umano è divenuto una categoria ontologica sviluppatasi tramite la contaminazione incrociata di diverse discipline, tra cui la filosofia, l’antropologia, la biologia e l’informatica, e ha apportato una svolta significativa al nostro modo di pensare: l’idea stessa di antropocentrismo è stata superata in nome di una nuova ontologia basata su un concetto dinamico dell’essere umano, che emerge e si definisce tramite la sua interazione con l’eterospecifico, il non-umano. Nella sua variante postantropocentrica il postumano soppianta dunque la dialettica dell’opposizione tra umani e animali, sostituendo ai dualismi predeterminati il riconoscimento di un «abbraccio transpecie», che non solo riduce tutte le specie allo stesso grado di vulnerabilità ma, nel contempo, considera questa valorizzazione dell’alterità e della differenza come possibilità fondamentali di sperimentazione dei sé, umani e non-umani.
Il mio lavoro di ricerca si prefigge di fornire un’analisi approfondita e rappresentativa degli scritti leopardiani, in particolare dei Canti, delle Operette Morali e dello Zibaldone, che prevede di mettere a fuoco il pensiero ‘animalista’ e ambientalista dell’autore attraverso l’utilizzo di un approccio ecocritico, e alla luce del discorso filosofico contemporaneo sul non-umano e sul postumano. Lo scopo principale di questa tesi dottorale è dimostrare che il relativismo culturale e l’ecosistema di Leopardi siano da intendere come alternative all’antropocentrismo. Tale oggetto di studio verrà affrontato a partire dalla questione dell’animale, al fine di mettere in evidenza i tratti dei testi leopardiani che rispecchiano, e magari addirittura anticipano, le riflessioni e le problematiche sollevate dalle teorie sul postumano.
Contatto: gianna.conrad@rom.uzh.ch

 

Valentina Carlini
Amarilli Etrusca traduce Quinto Smirneo

Contatto:  valentina.carlini@uzh.ch

 

Come co-relatrice:

Saskia KroonenbergOn the Mother Tongue in a Digitalized World: Or, Where Read Gramsci Today?

Marta Riccobono, Scuola Normale Superiore di Pisa: il lavoro analizza i versi politici di quattro autrici siciliane del Risorgimento.

Tesi concluse:

 

Valeria Iaconis

Finché legge non vi separi. Studio del divorzio nella narrativa di autrice tra Otto e Novecento

Questo studio si occupa della tematizzazione del divorzio nella letteratura delle donne del secondo Ottocento. L’occorrenza di questa problematica è legata al dibattito politico e giuridico che ha luogo all’indomani dell’emanazione del codice Pisanelli (1865), che istituisce il matrimonio civile, ma non lo correda del suo logico corollario: il divorzio. La ratificazione a livello istituzionale del “finché morte non vi separi” è nondimeno inserita in una strutturazione asimmetrica del rapporto tra i coniugi, che determina la concentrazione del potere economico e decisionale nelle mani del marito e la conseguente subordinazione della moglie.
Il corpus analizzato comprende i romanzi Catene (Milano, Treves, 1882) e Per vendetta (Milano, Treves, 1893) di Virginia Tedeschi Treves, Nell’ingranaggio (Milano, Sonzogno, 1885) e Numeri e sogni (Milano, Galli, 1887) di Beatrice Speraz, Avanti il divorzio (Milano, Sandron, 1902) di Anna Franchi, Dopo il divorzio (Torino, Roux e Viarengo, 1902) di Grazia Deledda e Cavalieri moderni (Roma, Enrico Vogera, 1905) di Fanny Zampini Salazar. La scrittura di queste opere narrative va di pari passo a una crescente attenzione dell’opinione pubblica per il tema del divorzio in merito al quale, tra il 1878 e il 1902, vengono discusse otto proposte di legge.
I contenuti e la visione del mondo veicolati da queste ultime, espressione di un punto di vista maschile e politicamente dominante, fungono da traccia di analisi dei romanzi, che forniscono invece una prospettiva straniante sulla questione: quella femminile. Questa impostazione del lavoro è coerente con la metodologia prescelta, che si muove sulla scorta del movimento americano Law and Literature, interpretando il corpus legislativo come una costruzione narrativa delle esperienze umane e sociali. Un simile metodo di analisi ha permesso di riconoscere alcune strategie narrative attive nel corpus in esame – l’umanizzazione delle oppressioni di genere e la valorizzazione di punti di vista non canonici, ad esempio – che sottintendono una presa di posizione delle donne in merito al loro rapporto con le istituzioni che amplia e trascende dalla critica al matrimonio indissolubile.

Contatto: valeria.iaconis@uzh.ch

Felicity Brunner
HS2019: Sconfinamenti culturali. La promozione della cultura italiana a Zurigo tra elvetismo e fascismo

I decenni tra la fine dell’Ottocento e la Seconda Guerra Mondiale vedono svilupparsi in Svizzera una nuova corrente di pensiero nazionalista: difatti un corpus sostanzioso di materiali testuali figurativi e audiovisivi permette di delineare un discorso nazional patriottico ufficiale, definito come elvetismo, composto da narrazioni e figure metaforiche che ebbero la funzione di descrivere e circoscrivere la comunità di cittadini e cittadine svizzeri nel contesto storico e politico in cui l’Europa era costellata da forme di nazionalismo etnico e culturale. Ideatori e promotori dell’elvetismo furono i membri di un’élite di intellettuali e politici che caldeggiarono il dibattito sull’essenza della Confederazione, ovvero un paese che non si riconosce in una lingua, una cultura e una religione. La diversità culturale e linguistica divenne in questo modo uno dei tratti identitari principali: essere confederati significava promuovere tale diversità; contemporaneamente la Confederazione dovette mantenere intatte le linee di confine che la separavano dai paesi circostanti, che – nel caso della Germania e dell’Italia – ambivano a ricongiungersi con le rispettive aree linguistiche svizzere.
La domanda che attraversa la mia tesi di dottorato è come avvenne la mediazione della letteratura italiana nel corso degli anni Trenta e Quaranta, ovvero un periodo in cui la politica culturale fascista risultava pericolosa per la Confederazione e assolutamente in contraddizione con le direttive della «Geistige Landesverteidigung», ovvero un movimento politico-culturale che nacque sull’onda dell’elvetismo. Da un lato l’identità nazional patriottica elvetista presuppose un’apertura nei confronti della produzione culturale dei paesi circostanti, dall’altra tuttavia la Svizzera vuole mantenersi neutrale di fronte a un panorama politico internazionale sempre più prossimo allo scoppio della guerra. La ricerca coinvolge nello specifico alcuni casi specifici che mostrano la maniera ambigua in cui i mediatori culturali svizzeri e italiani fecero circolare la letteratura all’interno del paese (ambigua poiché alle volte manifestò una posizione più vicina al fascismo, altre volte invece più vicina all’elvetismo); in particolare lo studio si concentra sulle iniziative promosse dal circolo di intellettuali di Zurigo, che, per l’importanza istituzionale ricoperta in particolare dall’Università e dal Politecnico, risulta essere un centro culturale privilegiato nel panorama svizzero.

Contatto:  felicity.brunner@uzh.ch

Elisabetta Ragonesi

HS 2018: Donne si diventa: il superamento della scissione corpo-mente nell’opera di Armanda Guiducci, Carla Cerati, Maria Marcone
Nel corso del Novecento numerose scrittrici italiane hanno raffigurato donne in lotta per l’emancipazione in una società profondamente misogina, e per questo destinate alla disfatta nella sfera psicoaffettiva. Almeno fino agli anni ‘70, quando i movimenti femministi e la contestazione giovanile hanno iniziato a mettere al centro il tema della sessualità e dell’autogestione del corpo, i personaggi femminili più eversivi erano vittime designate di una dicotomia fra corpo e mente che appariva insanabile.
La tesi ha esplorato l’ipotesi che Armanda Guiducci, Carla Cerati e Maria Marcone, scrittrici particolarmente attive proprio a partire dagli anni ‘70 e partecipi in modo analogo di un cambiamento culturale dirompente, nella loro ricerca letteraria sulla condizione delle donne, siano riuscite a coniugare la dimensione pubblica e sociale del lavoro con quella privata e personale degli affetti, veicolando il messaggio che i due ambiti non debbano necessariamente escludersi a vicenda.
Dall’analisi interpretativa, nella duplice chiave filosofica e psicodinamica, delle opere pubblicate dalle tre autrici nel ventennio 1970-1990, emerge come la loro visione si discosti dal resto del panorama letterario coevo, per aver ciascuna prefigurato simbolicamente, seppure con stile e modalità personali, la mediazione fra le istanze emancipazioniste e l’esigenza del recupero di un rapporto di parità dialettica fra i sessi. Dalla disamina di alcuni romanzi e racconti si evince, infatti, come Guiducci, Cerati e Marcone abbiano, da un lato, stigmatizzato la storica scissione corpo-mente, attribuendole la causa del malessere psicologico delle donne rappresentate, dall’altro, raffigurato la relazione con il diverso da sé quale mezzo privilegiato per superarla. In sostanza, l’identità individuale, per le tre scrittrici, non si configura come una monade capace di autodeterminarsi, ma come una costruzione che si evolve progressivamente grazie alla valenza trasformativa dei rapporti interumani soddisfacenti.

 

Di Elisabetta Ragonesi si segnala inoltre l'articolo "Eros e conoscenza nell'opera di Carla Cerati", in: Il sogno della farfalla, anno XXVIII, n. 4, pp. 77-95, 2019.

 

Contatto: elisabetta.ragonesi2015@gmail.com

Enrico Bernard

HS 2011: Neorealismo e arti visive nel carteggio inedito Bernari-Zavattini.
La tesi è stata pubblicata con il titolo: I piu' segreti legami. Sinergie neorealiste tra letteratura e arti visive nel carteggio Bernari-Zavattini (1932-1989) per la casa editrice BeaT Entertaimentart, Trogen (Svizzera) nel 2014.
Dopo anni dedicati alla vita artistica, Bernard è tornato alla ricerca. Figlio e testimone di un protagonista della letteratura del '900, Carlo Bernari, tra gli amici autori ricorda Cesare Zavattini, del quale conserva l'inedito epistolario con suo padre. Sulla base de "L'Epistolario Bernari-Zavattini 1932\1989" propone una rilettura, con qualche novità, del neorealismo in relazione alle arti visive.
Contatto: enricobernard@gmx.it

Massimiliano Borelli

FS 2011: Tesi seguita in funzione di relatrice in cotutela per l'Università degli Studi di Siena, rel. Prof. Dr. Guido Mazzoni Prose dal dissesto. Antiromanzo e avanguardia negli anni Sessanta
La tesi è stata pubblicata per l'editore Mucchi, Bologna, nella collana "Lettere Persiane" nel 2013.
La tesi ha indagato il romanzo sperimentale degli anni Sessanta, un territorio della letteratura contemporanea archiviato perlopiù come un’esperienza fallimentare, ininfluente sul corso successivo della narrativa. Lo studio non si è soffermato tanto sulla ricostruzione storica del fenomeno, operazione già svolta da altri, quanto sul rilievo ermeneutico delle principali caratteristiche comuni a una decina di romanzi, scritti da autori impegnati nel lavoro collettivo della neoavanguardia. Dopo un’introduzione dedicata alla messa a fuoco di paradigmi teorici (forniti soprattutto da Adorno, Barthes e Benjamin) utili a individuare la capacità produttiva immagazzinata nelle prose d’avanguardia, insieme alla carica critica interna alla loro “forma”, antirealistica e allegorica, e dopo un breve resoconto del dibattito di poetica sorto intorno alla sperimentazione romanzesca, si è impostata l’analisi testuale secondo cinque nodi, che hanno consentito un dialogo tra momento critico e ragionamento teorico. Il primo capitolo ha declinato le diverse fenomenologie della criticità propria del romanzo sperimentale. Gli autori coinvolti sono stati: Sanguineti, Malerba, Ceresa, Porta, Manganelli, Di Marco. Il secondo capitolo ha affrontato il problema del personaggio, sugli esempi di Sanguineti, Malerba, Ceresa, Spatola, Manganelli e Porta. Nel terzo capitolo si è preso in esame il montaggio. Il campo è stato ristretto alle opere di Vasio, Porta e Balestrini. Due testi di Arbasino e Sanguineti sono stati lo spunto, nel quarto capitolo, per osservare i meccanismi e le risorse della citazione. L’ultimo capitolo è stato centrato sulla retorica, cioè sull’uso intensivo e deviato del linguaggio, con campionature da Manganelli e Sanguinati. Questi tagli prospettici hanno cercato di mettere in luce la particolare critica del romanzo operata da queste prose dal dissesto, e la voce critica che questi romanzi rappresentano nella nostra recente tradizione.
Contatto: massimilianoborelli@gmail.com

Alessandro Bosco

HS 2011: Il romanzo indiscreto. Epistemologia del privato e circoscrizione della diversità nei «Promessi sposi»
La tesi è stata pubblicata con il titolo: Il romanzo indiscreto. Epistemologia del privato nei "Promessi sposi" per la casa editrice Quodlibet, nella Collana Quodlibet Studio. Scienze della Cultura, nel 2013.
L’obiettivo di questo studio è di capire in che modo la nuova regola dell’indiscrezione, che sta all’origine del romanzo moderno, si articoli nei Promessi sposi all’interno di una rete discorsiva che nell’arco di tempo che va dalla metà del Settecento alla metà dell’Ottocento avrebbe portato alla graduale affermazione di una nuova concezione dell’identità individuale, dei legami familiari e infine dell’idea di nazione. Di capire, in altre parole, in che modo un romanzo che si sviluppa sull’asse dell’attesa di un compimento morale arrivi a produrre una vera e propria epistemologia del privato che viene via via a fornire le coordinate assiologiche entro le quali la promessa dei due giovani protagonisti potrà infine compiersi. Tramite questo percorso di ricerca di nuove fondamenta morali in una società in ricostruzione, il romanzo manzoniano può così mettere in scena una graduale circoscrizione di tutte le diversità (antropologiche, sociali, morali, politiche, di genere) per riconoscerle in quanto tali ed infine per escluderle o, viceversa, per omologarle in funzione di un determinato sogno d’ordine.
Conferenze (relative all'argomento):
Manzoni, il romanzo e la sessualizzazione del femminile: il caso di Lucia, Chiasmi, Brown-Harvard Graduate Student Conference: «Cultural margins/marginal cultures», Brown University (Providence, RI, USA), 14-15 marzo 2008.
Alle frontiere dei «Promessi sposi: l'idillio impossibile e la nazione», AAIS annual convention 2011 - University of Pittsburgh (Pittsburgh, PA, USA) 7-9 aprile 2011.
«Avete veduta quella bella baggiana che c'è venuta?» Phänomenologie der Grenze und nationale Identität in Manzonis “Promessi Sposi”, LMU München, 21 luglio 2011.
Pubblicazioni (relative all'argomento):
Il segreto di Lucia, in AA.VV., Selvagge e Angeliche. Personaggi femminili della tradizione letteraria italiana, a cura di Tatiana Crivelli, Leonforte, Insula, 2007, pp. 165-180.
CdT 14.7.2014 (PDF, 1563 KB)
Contatto: abosco@gmx.net

Sibilla Destefani

FS 2016: C’era una volta Auschwitz, La memoria letteraria della Shoah negli scritti delle sopravvissute italiane
Al centro di questa tesi di dottorato vi sono le testimonianze delle donne italiane (o che scrissero in italiano) che furono deportate nei campi di concentramento nazisti durante la Seconda guerra mondiale. Si tratta di un tema ancora poco studiato e del quale si ha una conoscenza ancora limitata, poiché fino ad oggi la maggior parte degli studi si sono concentrati sulle testimonianze maschili, lasciando nell’ombra il volto femminile di Auschwitz. Ora, è precisamente questo volto che sta al centro di questa tesi, che mira a fornire un’analisi esaustiva della letteratura femminile e italiana della Shoah. Nell’arco di questo lavoro, ci si propone di approfondire le tematiche ricorrenti in tutte le opere così come il modo in cui esse sono trattate dalle autrici. Si cercherà di tracciare un profilo il più esaustivo possibile di ogni autrice e della sua opera (genere letterario, lingua, stile, ecc.). A livello generale, si affronterà la questione della lingua: è possibile parlare di un linguaggio specifico alla letteratura dell’Olocausto? (presenza di forestierismi, campi semantici rappresentativi, figure retoriche utilizzate, ecc.). In ultima istanza, ci si porrà la domanda seguente: è possibile parlare di una letteratura della deportazione italiana e femminile? Vi sono, senza alcun dubbio, dei tratti specifici alla testimonianza femminile, che sono fortemente presenti nel corpus preso in esame: il corpo violentato, molestato, umiliato; il corpo negato della donna, l’esperienza della gravidanza nell’inferno del campo di concentramento, l’impossibilità di proteggere la propria creatura. Fino a che punto tali caratteristiche sono specifiche alla testimonianza femminile? È possibile individuare delle categorie più vaste, più sistematiche? Per esempio: come pensavano se stesse, le donne imprigionate ad Auschwitz - Birkenau? Si percepivano come donne? Come ebree? Come italiane? In quale misura l’identità influisce sulla percezione dell’evento? Si tratta di categorie di differenza che il presente lavoro intende applicare agli scritti delle deportate, in modo da guardarli attraverso un triplice prisma di lettura (sesso, religione, nazionalità). Una triplice lente d’ingrandimento per definire, attraverso gli scritti di chi ha compiuto il viaggio di ritorno dall’inferno, i tratti caratteristici di una letteratura ancora troppo poco conosciuta.
Conferenze (relative all'argomento):
Il fumo di Birkenau: un affresco femminile dell’antimondo. Descrizione linguistica e tematica di un capolavoro tragico, The American Association for Italian Studies, 33rd Annual Conference, April 10-14, 2013, University of Oregon Valley River Inn, Eugene, Oregon.
L’orrore indicibile: rappresentazioni del lager in Liana Millu, Il fumo di Birkenau, Dies Romanicus Turicensis, Stimmen und Stille (Voce e silenzio), 21-22 giugno 2013, Romanisches Seminar, University of Zürich.
Altre pubblicazioni sull'argomento: Da Primo Levi alla generazione dei «salvati». Incursioni critiche nella letteratura italiana della Shoah dal dopoguerra ai giorni nostri. Atti del Convegno internazionale sulla letteratura italiana della Shoa (Zurigo, 10-11 maggio 2016), a cura di Sibilla Destefani, Firenze, Giuntina, 2017, pp. 179.
Contatto: sibilla.destefani@uzh.ch

Franca Caspani Menghini

FS 2008: Poesie estemporanee di Amarilli Etrusca raccolte dal concittadino Tommaso Trenta (1794-1799)
La tesi è stata pubblicata con il titolo: L’estro di Amarilli e la tenacia di Artinio. Poesie estemporanee di Teresa Bandettini raccolte dal concittadino Tommaso Trenta (1794-1799), Lucca, Accademia Lucchese di Scienze, Lettere e Arti, 2011.
Lo studio del memoriale compilato dal lucchese Tommaso Trenta e contenente canti improvvisi recitati nel periodo di fine Settecento dalla poetessa lucchese Teresa Bandettini (nota in Arcadia con il nome di Amarilli Etrusca) comprende l’edizione critica di 125 improvvisi e un commento corredato da un’articolata analisi testuale.
I manoscritti del memoriale Trenta sono tuttora conservati in due redazioni distinte, individuate dalla Prof.ssa Crivelli rispettivamente presso la Biblioteca Apostolica Vaticana e la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma. Alla base del progetto di studio è stato posto il testimone manoscritto Vaticano Latino 10218 e 10219, che comprende 707 carte contenenti 125 testi improvvisi (contro i 34 improvvisi del codice Vittorio Emanuele 676).
Partendo dunque dal testimone Vaticano Latino, è stata approntata l’edizione degli improvvisi bandettiniani. La trascrizione dei testi, corredata da note che presentano sia i punti salienti del ricco commento fornito dal Trenta nel testimone Vittorio Emanuele, sia le varianti risultanti dalla collazione con altri testimoni, integra in modo ideale lo studio dei manoscritti.
Nel lavoro di ricerca, lo studio del memoriale si struttura in tre parti, precedute da una prefazione della professoressa Tatiana Crivelli:
- una parte di edizione dei testi, corredata da una postfazione, che include i risultati della collazione tra i due testimoni della raccolta Trenta e e che stabilisce i rapporti tra i testimoni di estemporanei bandettiniani da me reperiti (manoscritti e a stampa, che contengono gli stessi improvvisi dell’edizione);
- una prima parte di commento ai testi, che illustra il ritrovamento della raccolta Trenta, la biografia di Bandettini, le sue relazioni con il Trenta, con l’accademia lucchese e con altre accademie italiane, nonché il suo rapporto con i contemporanei;
- una seconda parte di commento dedicata all’analisi testuale, tesa a mettere in rilievo lo stile dell’improvvisazione estemporanea di Bandettini (metro, figure retoriche, impiego delle rime, schemi compositivi e fonti) e lo svolgimento delle tematiche assegnatele (strutture tematiche e analisi dei personaggi).
L’edizione della raccolta Trenta adempie a una doppia funzione: innanzitutto offre la possibilità di rendere a stampa una considerevole e inedita collezione di testi estemporanei di Teresa Bandettini (dei 125 improvvisi contenuti nella raccolta ben 88 risultano tuttora non pubblicati); in secondo luogo, grazie soprattutto alle note esplicative del Trenta che accompagnano gli estemporanei nella raccolta, è stato possibile ricostruire il modo in cui venivano organizzate e svolte le sedute di improvvisazione. L’edizione è preceduta da un’avvertenza editoriale, in cui si presentano i criteri adottati per la trascrizione dei testi bandettiniani. Seguono, raggruppati in tre sezioni, gli improvvisi inseriti nella raccolta Trenta. Nella postfazione è infine presentata la descrizione dei due testimoni che costituiscono la raccolta e di tutti gli altri testimoni reperiti dalla curatrice, che accolgono singoli improvvisi facenti parte del corpus di estemporanei di cui si è curata l’edizione. Parte integrante della postfazione sono inoltre i risultati della collazione tra i due testimoni della raccolta Trenta, come pure tre tavole riassuntive che mostrano la quantità e la sequenza degli improvvisi all’interno dei singoli testimoni, la loro collocazione e il numero di strofe presentato da ogni improvviso nei diversi testimoni.
Dall’analisi dell’apparato variantistico e delle tavole riassuntive sono emersi i dati necessari per poter stabilire le concordanze tra i testimoni.
Il commento all’edizione si presenta strutturato in due parti: la prima è dedicata alla figura della poetessa e ai suoi contemporanei, mentre la seconda si concentra sull’analisi degli improvvisi. Il commento si apre con la ricostruzione delle vicende che hanno portato alla scomparsa e in seguito al ritrovamento della raccolta e prosegue presentando la biografia di Teresa Bandettini, ricostruita sulla base di testimonianze coeve. Nel terzo capitolo del commento si descrive il rapporto tra la poetessa e Tommaso Trenta, con particolare attenzione al loro scambio epistolare in relazione alla raccolta. Nel capitolo successivo viene illustrata l’annoverazione di Amarilli a quattro tra le più importanti accademie italiane, mentre nell’ultimo capitolo della prima parte si illustrano i rapporti tra Bandettini e le più note poetesse sue contemporanee.
La seconda parte del commento accoglie l’analisi testuale degli improvvisi, prendendo in esame le forme metriche impiegate per la composizione degli estemporanei, le scelte lessicali effettuate dalla poetessa e impiegate con frequenza nei testi, l’utilizzo delle figure retoriche e delle rime e l’esposizione delle tematiche e dei personaggi presentati nei testi. Un ulteriore capitolo dell’analisi è dedicato alle fonti degli improvvisi bandettiniani, mentre a conclusione della seconda parte del commento si pone il capitolo che persegue lo scopo di ricostruire il modo bandettiniano di improvvisare.
Contatto: franca.caspani@phgr.ch

Alessandro La Monica

FS 2012: Lavoro in cotutela con la Scuola Normale Superiore di Pisa (Prof. S.S. Nigro): Edizione critica de «Il seme sotto la neve» di Ignazio Silone
La tesi è stata pubblicata con il titolo: Ignazio Silone. Il seme sotto la neve. Edizione critica, a cura di Alessandro La Monica, per la casa editrice Mondadori Education-Le Monnier Università, Milano-Firenze, nel 2015.
Oggetto di questa tesi di dottorato è il dattiloscritto con correzioni autografe de “Il Seme sotto la Neve” di Ignazio Silone conservato alla Zentralbibliothek di Zurigo. Il documento, noto agli studiosi solo dal 2000 grazie agli studi di Maria Nicolai Paynter e di Raffaella Castagnola, è per diverse ragioni particolarmente interessante. In primo luogo esso presenta numerose correzioni autografe, che intervengono non solo direttamente sulla pagina dattiloscritta, ma anche su foglietti ritagliati e poi attaccati a essa, dando così al documento un aspetto fortemente originale. Data la scarsità dei manoscritti siloniani in nostro possesso, tale processo correttorio ci dà un contributo fondamentale per la conoscenza del lavoro di Silone scrittore, notoriamente impegnato in un continuo e strenuo labor limae fino all’ultima fase di redazione delle sue opere. In secondo luogo il dattiloscritto, essendo anteriore all’edizione in tedesco (Oprecht 1941) - uscita senza il controllo preliminare della censura - contiene la versione originale dei brani in seguito espunti, finora noti solo in traduzione tedesca e inglese.
Conferenze:
06/10/2007 “Lettere italiane in esilio: Ignazio Silone”: Giornata della ProTicino, Bellinzona. (Resoconto sulla stampa in «Corriere del Ticino», 08/10/2007: "Il contributo di uno studioso. Quando Comologno ospitò Ignazio Silone").
28/04/2007 Silone inedito: i brani censurati del romanzo Il Seme sotto la Neve”: SIS Postgraduate Colloquium, University of Glasgow.
Pubblicazioni (relative all'argomento):
Il seme sotto la neve” di Ignazio Silone: una proposta di edizione genetica , in Le forme del romanzo italiano e le letterature occidentali dal Sette al Novecento, a cura di S. Costa e M. Venturini, Pisa, ETS, 2010, t. I, pp. 633-44.
Il dattiloscritto de “Il Seme sotto la Neve” di I. Silone conservato alla Zentralbibliothek di Zurigo, in Letteratura italiana a Congresso: bilanci e prospettive del decennale (1996-2006), a cura di Raffaele Cavalluzzi [et alii], Lecce, Pensa Multimedia, 2008, vol. 3, pp. 1251-59.
Contatto: alezu@bluewin.ch

Sara Positano

HS 2011: Lavoro in cotutela con l'Università degli Studi di Padova (Prof.ssa A. Chemello): Il lavoro delle donne: tra merce di scambio e impresa identitaria. Studio sulle rappresentazioni delle lavoratrici nelle scrittrici italiane dall'Unità d'Italia al 1913
La tesi è stata pubblicata nel 2014 con il titolo Donne e lavoro nella letteratura italiana di fine Ottocento. Tra merce di scambio e impresa identitaria nella Collana Letterature della casa editrice Progedit.
La ricerca ha come oggetto di analisi la figura della lavoratrice ritratta nei romanzi e nelle novelle di scrittrici italiane della fine del XIX secolo, quali Sibilla Aleramo, Ida Baccini, Contessa Lara, Marchesa Colombi, Nyta Jasmar, Jolanda, Matilde Serao, Bruno Sperani, Flavia Steno, Clarice Tartufari, Dora Valle, Emma Ferretti Viola, Annie Vivanti.
In essa si intende indagare le modalità con cui, dal punto di vista femminile, si registra in letteratura la partecipazione attiva della donna nello spazio pubblico e sociale. La comparsa sulla scena letteraria di protagoniste femminili alle prese con attività lavorative retribuite è significativa perché riveste una duplice funzione: consente di prendere in considerazione il modo in cui la donna si autorappresenta, riflettendo su come ella interagisca con il proprio ruolo e il proprio destino sociale e privato; chiarisce il livello di interiorizzazione da parte delle scrittrici degli stereotipi maschili, misurandone il grado di assimilazione o lo scarto.
Lo studio si propone inoltre di contribuire alla valorizzazione della produzione delle scrittrici esaminate e di promuovere il riconoscimento di quanto sia indicativa e indispensabile la voce delle donne sulla visione della storia e della realtà, nella convinzione che il pensiero, l’etica e la conoscenza siano percorsi che si costruiscono nella collaborazione e non nell’affermazione di uno schema dominante a scapito di un altro.
Gazzetta (JPG, 683 KB); paduaresearch
Contatto: lunamaris@tiscali.it

Monika Schüpbach

HS 2010: L'assoluta necessità di scrivere. Alice Ceresa (1923-2001)
La tesi non ha potuto essere pubblicata a causa del veto posto da Barbara Fittipaldi, curatrice delle carte inedite di Alice Ceresa. Un estratto a stampa è depositato alla Zentralbibliothek dell'Università di Zurigo.
Punto di partenza e di riferimento di questo studio monografico su Alice Ceresa (1923-2001), scrittrice ticinese che a venticinque anni lascia la Svizzera per andare a vivere fino alla sua morte a Roma, sono i materiali del Fondo Ceresa, conservati all’Archivio svizzero di letteratura a Berna. Vi si trovano i manoscritti delle opere edite ed inedite, il carteggio, una documentazione stampa, delle fotografie e singoli documenti audio. S’intende far conoscere ai lettori sia la persona Alice Ceresa che la sua opera, in primo luogo l’opera edita: Gli Altri (1943), La figlia prodiga (1967), La morte del padre (1979), Bambine (1990), Piccolo dizionario dell’inuguaglianza femminile (2007, postumo, a. c. di Tatiana Crivelli). Chi è questa donna che fa dire ad uno dei suoi personaggi (i quali non per caso sono senza eccezione di sesso femminile): «Io non sono nulla… Sono solo qualcuno che cerca…»? Come si riflette la sua attrazione ossessiva per la questione femminile nei suoi testi?
Pubblicazioni (relative all'argomento):
«Chère Madame Valangin,…». L’amicizia tra le scrittrici Alice Ceresa e Aline Valangin, in «Cartevive», Periodico dell’Archivio Prezzolini, Biblioteca cantonale Lugano, a. XVII (2006), n. 2 (39), pp. 72-88.
«Alice Ceresa e il Ticino, un rapporto ambivalente», in Giornale del Popolo - Inserto Cultura, anno IV, nr. 25, sabato 23 giugno 2007, p. 23.
Contatto: msc@besonet.ch

Remko Smid

Memory and History in the Works of Claudio Magris: towards a new transnational Identity
My research will analyze the workings and representation of memory and history in the works of the Italian writer Claudio Magris, particularly the narration of counter-history which forms an alternative to the master narratives of history. This is especially interesting when it concerns traumatic memories and histories, which have not been dealt with. Moreover, Magris lives in and is influenced by the city of Trieste, which is an area full of competing histories due to its proximity to borders and its history of conflicts. Furthermore, this research seeks to analyze how Magris renegotiates traditional views on history, but also on identity, proposing a more European collective consciousness.
In the postmodernist era the view on history has changed, as scholars stated that history is basically a construction, a narrative. Although this concept of narrative history problematizes the distinction between fact and fiction, it also opens up possibilities for writing different, specific stories about the past. Indeed, the “grand narratives” of history have collapsed, generating the need to remember the past again and to establish a new identity. The collapse of these grand narratives also opened up the possibility to recount ‘other’ stories, which were considered insignificant. This ‘unofficial’ history is often based on personal experience of people who lived in the margins.
Moreover, history as a science is under pressure. Not only does it seem to be searching a new identity and a new validity for itself, but historians are also no longer the only authorities on history. Artists have emerged to become exactly that. In fact, literature can be a means of engaging in historical interpretation. One writer who repeatedly has based himself on historical events is the Italian novelist, essayist and scholar Claudio Magris. History is a source of inspiration for the Triestine writer, who often has wrote fiction based on true events. His primary focus seems to be on the telling of “counter-history”, “counter-memory”, recollections which don’t belong to the official hegemonic narrative of those in power.
Contatto: ruvsmid@gmail.com

Riccardo Spagnoli

HS 2016: «Il porto è la furia del mare». La parola che «libera ride la morte» in Carlo Michelstaedter
Carlo Michelstaedter è un autore che fugge dalle correnti letterarie dominanti del suo tempo. La mia tesi tenta di cogliere quale sia il terreno da dove proviene la sua parola e come il dispiegarsi di essa, e in prosa e in versi, sia un esempio del tutto peculiare di un mondo di confine che non compiendosi, e non potendo per sua natura mai compiersi, fa genere a parte. Si tratta di rintracciare un tempo che non è definito, scivolante e mutevole, in cui pulsa un cambiamento di orizzonte su ogni cosa umana e divina, e si tratta poi di porre Michelstaedter in quel tempo, rischiarando il campo di oggetti in cui la sua parola si cementa e assume forma. Farlo lasciando spazio alla parola stessa, alla sua parola, di slanciarsi dalle fondamenta e divenire propriamente dimora del suo essere, consegnando il discorso direttamente alle sue poesie.
Oltre le classificazioni generali quindi, tento di rintracciare il movimento fondamentale dell'epoca di confine di Michelstaedter, ovvero la linea che separa il XIX secolo dal XX. Questo movimento, è qui raccolto e pensato in una parola che provvisoriamente diremo essere: “Nichilismo”. Michelstaedter è l'unico carattere italiano di questo tipo (tipo nichilista), o quasi. A metà strada del mio lavoro incontro il “quasi”, Giacomo Leopardi. Il Goriziano è un tratto di strada in cui la forza dominante è quasi svelata ma non ancora controllabile. La sua incompiutezza viene affrontata e legata al suo suicidio, al suo amor fati, alla sua risposta positiva al “Nichilismo”
Contatto: rcr.spagnoli@gmail.com

Alessandro Zanoli

HS 2011: Sui romanzi di Francesco Chiesa
La tesi è stata pubblicata nel 2013 per l'editore Dadò, Locarno, nella collana "L'Officina" con il titolo Francesco Chiesa e i suoi romanzi. Francesco Chiesa è una figura di grande importanza per il Ticino. La sua attività di scrittore e la sua (onni)presenza istituzionale hanno esercitato un'influenza enorme sulla realtà del cantone per buona parte del secolo scorso. E se il suo nome è un punto di riferimento ineludibile per identificare movimenti e tendenze della storia culturale ticinese del primo '900, la sua produzione letteraria, per contro, è caduta nell'oblio. Apparentemente più interessato alla lirica (ambito in cui Chiesa credeva di possedere le maggiori doti) in realtà lo scrittore di Sagno ci ha lasciato un'eredità ricchissima di testi in prosa. In questo ambito, i suoi tre romanzi possono essere visti come una sorta di piccola «trilogia ticinese», legata al mondo campagnolo, al tema dell'emigrazione e a quello della piccola borghesia cittadina. Il mio lavoro di ricerca rilegge «Tempo di marzo», «Villadorna» e «Santa Amarillide» essenzialmente come tre documenti storici e sociologici, per capire con quale angolazione Chiesa ha cercato di analizzare e descrivere il Ticino e per osservare quali riflessioni l'autore abbia voluto promuovere sulla sua terra d'origine.
L'analisi si allarga anche in ambito intertestuale per contestualizzare l'opera di Chiesa nel più ampio bacino del romanzo italiano tra 800 e 900.
Contatto: azanoli@sunrise.ch
Recensioni
RSI La1, Rubrica di attualità culturale, puntata di sabato 26 ottobre 2013: Turné; Orelli (PDF, 655 KB); recensione cantonetto (PDF, 2172 KB); Serata (PDF, 95 KB); recensione CdT (PDF, 358 KB); recensione La Provincia (PDF, 2125 KB); recensione Regione Ticino (PDF, 173 KB); recensione Martinetti (PDF, 465 KB); recensione oblio (PDF, 215 KB)

Giornata Pro.dotti.i

Giornate di studio, 1 giugno 2007, Università di Zurigo
Programma: Pro.dotti.i (PDF, 131 KB)