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Pietro De Marchi

Privatdozent für italienische Literatur an der Universität Zürich Professeur associé, Université de Neuchâtel

Pestalozzistrasse 30
8032 Zürich
Tel. P. +41 (0)44 262 86 10

pietro.demarchi[at]access.uzh.ch 

Curriculum vitae e principali pubblicazioni
Pubblicazioni
Interviste - L'Italia a Zurigo

 

Curriculum vitae e principali pubblicazioni

Nato nel 1958, ha studiato all’Università di Milano, dove si è laureato in Lettere moderne, e poi in quella di Zurigo, dove ha conseguito il dottorato e successivamente la venia legendi in “Italienische Literaturwissenschaft”. Ha insegnato, a vario titolo, oltre che nell’università di Zurigo, in quelle di San Gallo, Neuchâtel, Ginevra e Friburgo.

Come studioso, si è occupato soprattutto di poesia dialettale lombarda dell’età tra Parini e Porta, nonché di altro Sette e Ottocento, di poesia e narrativa del Novecento, di problemi della traduzione letteraria e di storia della critica. Si è occupato però anche di Dante, della ricezione di Petrarca, di novellistica del Cinquecento, di poemi eroicomici.

Ha pubblicato vari studi di carattere filologico e critico, tra cui l’edizione delle Poesie milanesi di Francesco Bellati (Milano, All’insegna del Pesce d’Oro, 1996) e, più recentemente, i due volumi Dove portano le parole. Sulla poesia di Giorgio Orelli e altro Novecento (Lecce, Piero Manni Editore, 2002) e Uno specchio di parole scritte. Da Parini a Pusterla, da Gozzi a Meneghello (Firenze, Franco Cesati Editore, 2003).

In collaborazione con altri studiosi ha curato edizioni di Leopardi (Discorso di un italiano intorno alla poesia romantica, Bellinzona, Casagrande, 1988), Alvaro (Romanzi e racconti, Milano, Bompiani, 1990), Moravia (Romanzi e racconti 1929-1937, Milano, Bompiani, 1998); e inoltre atti di congressi (Sciascia, scrittore europeo, Basel, Birkhäuser, 1994); bibliografie (I libri di Dante Isella, Milano, Scheiwiller, 1993), miscellanee (Per Giorgio Orelli, Bellinzona, Casagrande, 2001). L’ultimo libro da lui pubblicato (insieme a Giuliana Adamo) è Volta la carta la ze finia, Luigi Meneghello. Biografia per immagini, Milano, Effigie Edizioni, 2008.

Come poeta ha pubblicato alcune plaquettes e due volumi: Parabole smorzate e altri versi (1990-1999), prefazione di Giorgio Orelli, Bellinzona, Casagrande, 1999; Replica (con una nota di Fabio Pusterla), Bellinzona, Casagrande, 2006. Per quest’ultima raccolta ha ricevuto il Premio Schiller 2007. Un’ampia antologia delle sue poesie, con traduzione in tedesco, e una scelta di nuovi testi in versi e in prosa è uscita nel 2009: Der Schwan und die Schaukel / Il cigno e l’altalena. Gedichte und Prosastücke 1990-2008, Italienisch und deutsch, Ausgewählt ind übersetzt von Ch. Ferber, Mit einem Nachwort von F. Pusterla, Zürich, Limmat Verlag, 2009.

Dal 2006 è membro del Consiglio di Fondazione di Pro Helvetia.

Pubblicazioni

Pubblicazioni (168.3KB, pdf)

Interviste - L'Italia a Zurigo

(Intervista a cura di Mattia Bertoldi)

Pietro De Marchi nasce a Seregno (Milano) nel 1958. Studia all’Università Statale di Milano, dove si laurea in Lettere moderne, con una tesi sui Saggi critici di Francesco De Sanctis discussa con il prof. Emilio Bigi; successivamente approda a Zurigo dove consegue il dottorato e poi la libera docenza in Letteratura italiana. È professeur associé di Letteratura italiana all’Università di Neuchâtel, dove tiene corsi e seminari nell’ambito del Master di letteratura comparata. Oltre che a Zurigo e a Neuchâtel, ha insegnato alle università di Friburgo, Ginevra e San Gallo.

Professor De Marchi, ci racconti il suo arrivo a Zurigo.
Sono arrivato a Zurigo nell’autunno del 1984 grazie a una borsa di studio, subito dopo la laurea a Milano e il servizio civile. Avevo scelto Zurigo spinto soprattutto da ragioni sentimentali, ma ricordo che già in precedenza, in occasione di miei brevi soggiorni zurighesi, ero rimasto affascinato dalla presenza di Dante Isella, che insegnava letteratura italiana al Politecnico federale. Anzi, posso dire che sia stato anche il fascino delle sue lezioni a farmi cambiare il mio indirizzo di studi, da lettere classiche a lettere moderne. Nei primi anni Zurigo ho seguito con profitto le lezioni di Gaetano Berruto, Georges Güntert, Ottavio Besomi e dello stesso Isella. È grazie soprattutto agli ultimi due maestri (di Besomi ero poi diventato assistente) che ho imparato il mestiere del filologo, fatto di lavoro sui manoscritti in vista dell’edizione critica e di commento al testo: il mio lavoro di dottorato è stato appunto una edizione critica e commentata delle Poesie milanesi di Francesco Bellati (1750-1819). La tesi la discussi con Besomi, ma l’argomento mi era stato suggerito da Isella, che poi accolse l’edizione in una collana da lui diretta.

Qual è il suo metodo di ricerca e studio?
Come si pone di fronte al testo? Il mio metodo, se posso dire così, è di avere molti metodi, non uno solo. Non mi dispiace un moderato eclettismo, aperto a pratiche di lettura anche molto lontane tra loro, ma sempre rispettose del testo. Adotto le pratiche di lettura che mi paiono più utili, e che molte volte sono suggerite dal testo stesso. Mi è capitato così di lavorare sui manoscritti e sulle varianti d’autore, di fare letture immanenti di tipo strutturalistico o semiotico, di studiare la ricezione di un’opera, di proporre letture di tipo poetologico o di critica verbale. Ogni tanto, può capitare di dover fare tutte queste cose insieme. Talvolta l’insegnamento funge da stimolo: ricordo che una mia presentazione di una novella di Gasparo Gozzi, pensata per gli studenti di un corso di introduzione alla letteratura del Settecento, si trasformò poco tempo dopo in un saggio critico.

Come considera l’italianistica a Zurigo?
Dopo il trasferimento al Politecnico di Ottavio Besomi, grande promotore di edizioni critiche e commentate, in solitaria o in équipe (da Leopardi a Tassoni a Galileo), l’italianistica al Romanisches Seminar di Zurigo è stata rappresentata da Georges Güntert, fine lettore di testi di molte letterature, con un particolare interesse per una “semiotica poetologica” (non so se accetterebbe questa definizione), e inoltre da Michelangelo Picone, instancabile organizzatore di convegni internazionali (ad uno di questi, dedicato a Leonardo Sciascia, ho dato anch’io il mio contributo) e di letture pubbliche. A tal proposito è giusto citare le imprese editoriali della Lectura Dantis Turicensis (curata in collaborazione con Güntert), della Lectura Petrarcae Turicensis e della Lectura Boccaccii Turicensis.

Lei è attivo in due distinti settori: da una parte la realizzazione di edizioni critiche, come ad esempio Poesie milanesi di Francesco Bellati, edite da All’insegna del Pesce d’Oro; dall’altra, la passione per la scrittura e la poesia, come testimoniano le sue raccolte Parabole smorzate e altri versi (1990-1999) e Replica entrambe pubblicate da Casagrande. Come riesce a combinare questi interessi?
Non sono interessi così lontani. Leggere e studiare all’università la letteratura del passato oppure anche quella contemporanea non nuoce, se si scrive in proprio, anzi: il lavoro accademico è molto prezioso per la mia attività di scrittore, e viceversa. Posso dire, come praticante di letteratura, di avere l’occhio abbastanza allenato su certi aspetti tecnici che a volte possono sfuggire. Molti miei allievi, ad esempio, si concentrano inizialmente soprattutto sulla semantica e sul significato delle parole, trascurando troppo gli elementi formali del testo. Le poesie, come cerco di ricordare nei miei seminari, si leggono sì con gli occhi, ma anche con le orecchie. In questo senso, un grande maestro di critica verbale, attentissimo all’aspetto acustico dei testi, e alla relazione tra suono e senso, l’ho trovato fuori dell’università: si tratta di Giorgio Orelli, il maggior poeta ticinese di sempre, che è anche uno strenuo lettore di Dante e Petrarca.