Sibilla Destefani

Dr. Sibilla Destefani

Early Postdoc - Letteratura italiana - Promotion im Doktoratsprogramm Romanistik (Abschluss FS16)

sibilla.destefani@gmail.com

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Profilo

Sibilla Destefani ha studiato Italianistica e Storia generale presso l’Università di Ginevra, dove nel 2011 ha conseguito un Master in Lingua e letteratura italiana, con una tesi di laurea consacrata al poeta ticinese Fabio Pusterla (Premio Arditi 2012). Tra il 2012 e il 2018 ha lavorato come assistente di ricerca e incaricata di insegnamento presso l’Università di Zurigo (Cattedra di Letteratura, Prof. Dr. Crivelli). Nel 2016 ha conseguito il dottorato di ricerca, dedicato alla letteratura italiana della Shoah, e in particolare alle testimonianze dei superstiti italiani dello sterminio (Primo Levi, Ida Marcheria, Liana Millu, Frida Misul, Luciana Nissim-Momigliano, Giuliana F. Tedeschi, Alba Valech Capozzi), pubblicata nel 2017 presso l’editore milanese Mimesis con il titolo L’anticiviltà. Il naufragio dell’Occidente nelle narrazioni della Shoah.
Nel 2018 Sibilla Destefani ha vinto una borsa di ricerca per ricercatori avanzati, messa a concorso dalla Divisione della cultura e degli studi universitari del Canton Ticino, per il progetto postdottorale “Il canone occidentale di fronte alla Shoah. Le fonti letterarie di Primo Levi”.

CV ed elenco delle pubblicazioni (PDF, 420 KB)

Progetto di ricerca

Il canone occidentale di fronte alla Shoah
Le fonti letterarie di Primo Levi
 
Obiettivo del progetto di ricerca è in primo luogo quello di fornire uno studio organico e approfondito dei luoghi dell’intertestualità dell’opera di Primo Levi, e ciò tenendo conto tanto dei suoi testi più noti (Se questo è un uomo, La tregua, I sommersi e i salvati) che del resto della sua produzione letteraria. All’interno dell’opera leviana, l’intertestualità gioca infatti un ruolo di primo piano nella «rappresentazione dell’estremo» che è propria alla letteratura della Shoah, giacché permette all’autore di superare «l’indicibilità di Auschwitz». Da Dante a Dostoevskij fino a Leopardi, Manzoni e il Coleridge posto in epigrafe ai Sommersi e i salvati, senza dimenticare l’Odissea e l’Antico Testamento, l’opera di Levi si caratterizza per un altissimo grado di letterarietà che, ancora, non è stato indagato nel suo insieme. Se colmare tale vuoto critico è il primo obiettivo di questo lavoro, esso si prefigge inoltre, e in secondo luogo, di fornire un’interpretazione del ruolo e della funzione dell’intertestualità all’interno dell’opera leviana. Si tratta di un problema complesso, giacché il ricorso ai classici del canone occidentale all’interno della testimonianza del genocidio implica, non senza conseguenze, di abbinare i più raffinati prodotti della cultura occidentale al brutale assassinio di sei milioni di esseri umani avvenuto nel cuore del continente europeo. Ciò pone interrogativi scomodi e carichi d’implicazioni che, portati all’estremo, inducono a mettere in dubbio molte certezze dell’Europa moderna.